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Il suolo e la sua complessità: il segreto di un’agricoltura resiliente

Il suolo sul quale camminiamo incide fortemente sulla crescita ed il benessere delle piante che, a loro volta, sostengono la vita sulla Terra.
È chiaro: ci troviamo dinanzi a un sistema complesso, ossia un sistema formato da molteplici combinazioni di elementi minerali e sostanza organica che interagiscono con il clima, e dalla diversità di esseri viventi che il suolo può ospitare.

Facciamo un passo indietro: cosa si intende per complessità?

La complessità è la caratteristica di un sistema (perciò detto complesso), concepito come un aggregato organico e strutturato di parti tra loro interagenti, in base alla quale il comportamento globale del sistema non è immediatamente riconducibile a quello dei singoli costituenti, dipendendo dal modo in cui essi interagiscono.
(Enciclopedia Treccani)

Più semplicemente, secondo questa definizione, a rendere un sistema complesso è l’interazione fra le singole parti, la sinergia fra le stesse, la capacità di andare oltre una semplice somma algebrica.
Riportando la questione all’ambito agricolo, un agricoltore che si pone l’obiettivo di preservare la fertilità dei suoli e, quindi, la capacità produttiva delle colture, non può fare a meno di considerare il grado relazionale che intercorre tra pianta, suolo e microrganismi dello stesso.

L’importanza della comunità microbica

Il suolo costituisce una sorta di “cassaforte” per un’azienda agricola. I microrganismi che custodisce sono una componente molto rilevante sia dal punto di vista quantitativo (fino a 15 t di microrganismi per ettaro, il peso di 20 vacche adulte) e sia dal punto di vista funzionale (grazie ad essi le radici possono assorbire i nutrienti minerali di cui hanno necessità e per mantenere un buono stato di salute).
La numerosità e biodiversità della comunità microbiologica sono fra gli indicatori di fertilità più importanti per un terreno, poiché segnalano la capacità o meno di sviluppare una rete ramificata di relazioni ecologiche piante-microrganismo e fra microrganismi diversi.
Questa rete riesce a far fronte alle situazioni più disparate: dagli sbalzi repentini delle condizioni climatiche alla siccità, dalla carenza di uno specifico elemento, sino all’aumento e all’incidenza dell’inquinamento.
Consapevoli di ciò, dalla salvaguardia della qualità dei suoli e della loro complessità passa l’aumento della produttività e la resilienza delle coltivazioni. Ogni oculata gestione aziendale e ogni azienda agricola capace di guardare al futuro deve lavorare sulla biodiversità dei suoli e sull’adozione di pratiche che riducano al minimo l’uso di sostanze chimiche di sintesi.

Consorzi microbici (complessità) vs singole specie (semplicità)

All’interno di un sistema di questo tipo, approcci basati sulla semplificazione sono spesso destinati al fallimento. La grande maggioranza dei prodotti a base di microrganismi utili in agricoltura sono costituiti da singole specie da immettere nel suolo o sulla coltura in quantità numericamente molto rilevanti, assicurando un’efficacia rapportata alla densità di popolazione inoculata.
Gli inoculi a base di singole o poche specie di microrganismi, in seguito alla distribuzione nel suolo o sulle colture, non hanno sempre la stessa efficacia, essa varia molto a seconda delle condizioni di utilizzo.
In natura una situazione tale si riscontra assai raramente: i microrganismi vivono come complessi consorzi microbici, che associano numerose specie e tipologie diverse. In essi le funzioni agro ecologiche fondamentali sono portate avanti da più specie diverse contemporaneamente (caratteristica definita come “ridondanza”): la possibilità di avvicendamento e sostituzione fra microrganismi diversi al variare delle condizioni pedo- climatiche aumenta l’efficacia del consorzio nel suo complesso.

La selezione di specie e tipologie di microrganismi adatti per essere associati e comporre un consorzio microbico efficace non è banale. Deve essere fondata sulla comprensione della funzionalità delle diverse specie e delle potenziali interazioni fra le diverse componenti.

Il Vermicompost o Humus di lombrico: un fertilizzante che fa la differenza

Perché sia presente nel suolo una comunità microbica numerosa e diversificata, uno dei migliori fertilizzanti organici disponibili è il vermicompost o humus di lombrico, le cui proprietà sono dovute all’origine della stessa componente microbiologica all’interno dell’apparato digerente del lombrico (specie Eisenia fetida/Eisenia andrei).

L’azione di questi organismi decompositori porta alla composizione di una comunità microbica naturalmente selezionata che è resa complessa proprio dalla sua elevata biodiversità interna.

Si tratta di oltre 150 specie di batteri, funghi, attinobatteri e lieviti, già in equilibrio fra loro ed in forma attiva, che agiscono a favore degli apparati radicali delle piante.

In definitiva, comprendere e valorizzare la complessità della componente microbiologica del suolo è essenziale per promuovere la produzione e la salute delle colture in modo duraturo e sostenibile. La vera sfida delle imprese agricole, ma non solo, consiste nell’investire nella salute del suolo attraverso pratiche agricole che favoriscano la biodiversità microbica e mantengano l’integrità della sua struttura.

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